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 La parrocchia    
   
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 La nostra storia    

Ottorino Sottana così presenta Porcellengo in un articolo su Vita del Popolo del 23.05.1971 in occasione della visita pastorale del vescovo di Treviso Mons. Antonio Mistrorigo alla parrocchia: “Al passeggero che percorre la strada parallela alla Feltrina, da Treviso a Montebelluna, appena voltate le spalle a Castagnole, si presenta agli occhi un confuso agglomerato di case, vecchie, nuove e ammodernate. Quello costituisce il centro di Porcellengo, anche se lo sguardo non si può posare sulla svettante snella torre campanaria con l’annessa parrocchiale. Non ne è senza, ma fa eccezione agli altri paesi, per averla fuori da centro di circa un chilometro. Basta, infatti guardare un po’ a destra, verso nord-est, ed eccovi apparire il campanile e la parrocchiale dalle linee stilistiche d’un neoclassicismo dell’ultimo settecento, con riferimenti palladiani.

E’ un paese tipico della pianura trevigiana con quei contrasti sociali riflettenti le due età: la tradizionale e conservatrice, abbarbicata sui principi che non ammettono innovazioni e l’altra alla ricerca dei sistemi di vita propulsori d’una società senza problemi e senza compromessi .  

Il suo nome è curioso, ma per nulla stonante, perché appartiene alla storia, consacrato da una specialità culinaria che si perde nella notte dei tempi.

Infatti, prima di diventare un centro agricolo, agli albori dell’era cristiana, era coperto da una folta boscaglia, con alberi d’alto fusto e con tante querce. Lì vi avevano trovato il loro regno e paradiso maiali e cinghiali e tanti altri animali selvatici. La caccia era abbondante e la lingua del maiale veniva confezionata con ricette particolari, da diventare una vera leccornia. Le boscaglie vennero dissodate e rese fertili nel tempo, per opera dapprima dei benedettini, che avevano un convento a nord-ovest di Postioma, nella campagna musanese, in quel tratto che viene denominato “Casafratta”.

La sua storia si confonde fino al 1330, essendone fino ad allora un estremo lembo e dipendendo da quella pieve con altre, quali quella di Musano, di Merlengo, di Signoressa, di Ponzano e di San Pelagio.

Appare, infatti, nella cronaca nel 1330, quando il pievano e gli abitanti vennero elogiati e la vita cristiana era esemplare. Nel 1335 la popolazione assomma a 300 individui, ha una sua chiesetta dedicata alla Madonna Assunta e viene ad assumere una certa indipendenza da Postioma, regolata da diritti e doveri, unitamente alle altre pievi.

Nel 1410 il 22 dicembre 4000 ungari provenienti dal nord per la strada Schiavonesca, all’incrocio di Falzè di Trevignano, scesero per via Villette, con l’intendimento di liberare la via al loro imperatore Sigismondo diretto a Roma, ma vennero fermati e messi in fuga al confine di Porcellengo con Musano dove erano state scavate delle profonde fosse dagli abitanti, da balestrieri veneziani aiutati dalla popolazioni viciniori.

Nel 1526 la popolazione decide di costruire la canonica per il parroco, fino ad allora costretto a vivere a Postioma o altrove, ma sempre lontano dalla chiesa. Dopo tanti contrasti per i pareri discordi sul luogo della costruzione, viene costruita sullo stesso luogo dell’attuale, un po’ discosta dalla chiesa. Con tale avvenimento la parrocchia viene ad acquistare una maggiore giurisdizionalità ed ufficialità nei confronti di Postioma, alla quale corrisponde sempre un tasso sui prodotti. Dopo trent’anni, però, viene dichiarata inabitabile, per le sue precarie condizioni di stabilità.

Agli inizi del XVIII secolo, i parrocchiani si mettono al lavoro per riparare ed abbellire la chiesa, facendone un vero gioiello, cancellando di segni di tanti anni di miseria e di morte. E il 27 aprile 1779, ad opera compiuta, vengono indetti tre giorni di festa per celebrare l’avvenimento. Nella IV domenica dopo Pasqua viene riconsacrata con solenni cerimonie religiose e con una sagra paesana, dove si dà sfogo a divertimenti folcloristici, con la partecipazione delle popolazioni viciniori. …”

   
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